Il verde “Nel segno del Giglio”

Si era nel 1993 quando questa manifestazione prese vita. Da non molto si erano conclusi i restauri sull’antica Reggia di Colorno e il Parco stava gradualmente tornano all’antica, perduta magnificenza.
Lo sforzo immenso fatto dalla Provincia di Parma per ridare dignità all’intero complesso storico dell’antica Reggia aveva restituito un luogo di bellezza straordinaria, scenario ideale per grandi manifestazioni. Di qui l’idea di riportare nel ritrovato Parco persone che, per passione e competenza, sapessero godere del grande recupero. Nasceva così la Mostramercato del giardinaggio di qualità.
Il nome della nuova creatura non poteva che richiamare la nobiltà del luogo ed ecco “Nel segno del Giglio”, dove il giglio è l’emblema floreale dei Farnese, Signori di Parma e di questo magnifico buen retiro.
Da allora, anno dopo anno, la mostra è cresciuta sino a conquistarsi la qualificazione di “Nazionale” e soprattutto a imporsi tra i punti di riferimento più amati dai pollici verdi italiani e non solo. In questo ventennale percorso la mostra ha assunto un ruolo sempre più di rilievo, tanto da collegarsi, unica in Italia, con la più titolata esposizione del Continente, quella di Courson, in Francia. Pur ospitando espositori e visitatori da tutto il territorio nazionale ma anche da altri Paesi europei, “Nel segno del Giglio” si è fatta un punto d’onore: quello di valorizzare le non poche eccellenze verdi del proprio territorio. Di qui l’attenzione che viene riservata alle iniziative di chi nel parmense opera per il recupero di varietà scomparse o per la salvaguarda dei magnifici parchi di una provincia che spazia dall’alto Appennino alla placida piana del Po.
Con la mostra, il Parco e la Reggia “Nel segno del Giglio” invita i suoi visitatori a scoprire le altre infinite meraviglie di questa terra: parchi naturalistici, parchi storici, giardini innanzitutto; ma anche i castelli, le ville, gli insediamenti religiosi che, insieme alla gastronomia, fanno del parmense la meta ideale per un turismo di qualità. Di qui le proposte che, edizione dopo edizione, vengono suggerite dagli organizzatori. Tutte originali, molto curate, d’eccezione. Come si conviene ad una mostra di così alto lignaggio.
Il successo della manifestazione che, rigorosamente, si svolge a primavera avanzata, ha spinto gli organizzatori a ideare un secondo appuntamento, questa volta autunnale. L’autunno, si sa, è la stagione durante la quale i pollici verdi mettono a dimora nuove piante e vanno alla ricerca di idee per rinnovare il volto dei loro giardini. Ecco quindi “Nel segno del Giglio Autunno”, appuntamento che già alle prime edizioni si è imposta tra i più attesi e frequentati della stagione.
E dopo aver dato sfogo alla passione per il verde, nulla di meglio che dare spazio al gusto in uno dei molti ristoranti della zona, tutti rigorosamente adepti del culto per la genuina, sapida cucina parmigiana.

NEL SEGNO DEL GIGLIO E IPPOLITO PIZZETTI

Ippolito PizzettiNel Segno del Giglio ha un grande nume tutelare: Ippolito Pizzetti il grande “Poeta, Artista e Giardiniere” scomparso il giorno di ferragosto del 2007.
E’ stato lui ad amare questa esposizione nel rinato parco della Reggia di Colorno a seguirne con passione e generosità i primi passi a sostenerla con i suoi consigli e i sui rapporti.
E’ per questo che la giuria assegna un premio speciale a lui intitolato all’espositore che si è distinto su tutti per qualità e orriginalità di proposte.
Ippolito Pizzeti grazie anche hai suoi articoli e consigli di giardinaggio sull’Espresso, il Messaggero, La Stampa, La Repubblica e La Voce ha trasfuso competenze e passione ad uno stuolo di pollici verdi.
Il”LIBRO DEI FIORI” prima, la sua Garzantina riedita poi, è stata ed è la bibbia per chiunque si avvicini o voglia approfondire la passione verde.
“La stoffa del buon giardiniere appare in quel che osa, il che non significa che dobbiate piantare palme ad Dobbiaco, che sarebbe stolto, ma che invece dobbiamo sempre cavalcare il limite. Che è poi questa cavalcata, quella che crea anche per il giardiniere, il suo piacere, come afferma suppergiù, a proposito del testo, Roland Barthes, un signore francese che la sa lunga. E tuttavia quel che muore muore, ma quel che è vivo, come vive.”

IPPOLITO PIZZETTI, DA LE BACCHE D’INVERNO, 21 GENNAIO 1979