Colorno e il suo territorio

EX ORNIS LURNUS. EX HOC COLURNUS

Il nome Colorno, come si nota nello stemma ufficiale del paese, approvato dal duca di Parma Ferdinando di Borbone, deriva inizialmente dalla parola “ornis”.
“ La placca ossia carta dello stemma in cui a posto viene rappresentato lo stemma stesso nella somità ornato di corona nobile e lateralmente due palme fregianti detta palacca o carta significanti insieme al drago di sotto rovesciato e schiacciato dall’arma o stemma stesso il trionfo riportato dalla Santa Vergine Martire Margarita patrona da molt’anni presa principale da questo Pubblico (Comune). Nel didentro dello stemma per meglio dire scudo ritrovansi ordinatamente segnati li segni allusivi al martirio della Santa prelodata come sopra in questo modo cioè: dal lato diritto la croce d’oro in campo di gola, ossia cruento significante il trionfo riportato dalla gloriosa martire succitata contro il commune nemico; e dalla sinistra parte d’esso scudo scorgesi un orno ossia specie di frassino selvatico albero che al lungo un tempo fregiava il canale Galasso già denominato l’Orno, o come volgarmente scrivendo dicesi Lorno. È tale pianta descritta elevata in campo d’argento con appiedi la ripa del citato fiume Lorno scorrente in turchino celeste l’acqua del medesimo canale corrente. Nel contorno poi circondante dett’arma evvi il motto EX ORNIS LURNUS. EX HOC COLURNUS”.

Come tutti gli insediamenti nati sulle rive dei grandi fiumi anche Colorno risente del fascino e della magia che solo un paesaggio fluviale può avere. Il nome di Colorno compare per la prima volta in un documento del novembre 953 e in seguito in un atto del 1004, sottoscritto da “Albertus Caputlurniensis”, che concedeva alla chiesa locale un mulino posto sul canale Lorno proprietà del Vescovo di Parma. Il paese si trovava allora alla confluenza fra i torrenti Lorno e Parma. Dopo varie vicende storiche nel 1458 lo Sforza, duca di Milano, assegnò Colorno al nipote Roberto Sanseverino e rimase in possesso dei suoi discendenti fino al 1612, quando passò alla Camera Ducale di Parma retta dai Farnese, che vennero in possesso del nuovo Ducato di Parma e Piacenza creato da Papa Paolo III Farnese nel 1545. La famiglia Sanseverino contribuì all’espansione di Colorno prima con Roberto, che iniziò il progetto del giardino, poi con Barbara Sanseverino, che trasformerà questa residenza militare in un edificio signorile; importanti lavori di ristrutturazione, tra cui la trasformazione dei bastioni merlati in eleganti torri, chiamarono a corte famosi artisti ed architetti, tra i quali Ferdinando Galli Bibiena. Venne costruito l’Oratorio di San Liborio, la Longara, il Palazzo Bruciato (Villa ex Manfredi), la Torre delle Acque, l’Aranciaia, e l’Oratorio della Santissima Annunziata.

  • Architetture civili

Palazzo Ducale e Giardino Storico, la Versailles dei Duchi di Parma
Chi capita a Colorno per la prima volta e osserva dall’esterno la Reggia forse non immagina che al suo interno si estende un giardino incantevole che ricalca quello della Reggia di Versailles. Il parco è un bene destinato a tutta la comunità: è infatti possibile passeggiare al suo interno gratuitamente per immergersi in un’atmosfera d’altri tempi. Da residenza reale a manicomio
La storia della Reggia di Colorno è ricca di cambi di proprietà e passaggi, come vi spiegheranno le sapienti guide turistiche. Quello che forse non tutti sanno è che dal 1871, ovvero da quando la Reggia passò sotto la proprietà della Provincia di Parma, diventò la sede del manicomio provinciale. Il nuovo scopo della struttura ne condizionò il valore artistico e culturale: solo dagli anni Settanta del Novecento, quando il manicomio fu chiuso, incominciarono i lavori di ristrutturazione e valorizzazione della Reggia.
Un Osservatorio Astronomico sul torrente Parma
Nell’appartamento nuovo del Duca Ferdiando di Borbone, in cui si trasferì nel 1789, vi è un vero e proprio Osservatorio Astronomico da cui il duca poteva capire da che parte spirava il vento. Come? Sul soffitto della sala vi è il disegno della Rosa dei Venti: in passato al centro della sala era posizionata un’asta che fuoriusciva all’esterno con una banderuola e in questo modo il Duca poteva studiare i fenomeni esterni. Nel Palazzo Ducale ha la propria sede l’ALMA, Scuola internazionale di cucina Italiana.

Aranciaia
L’ampio edificio fu costruito tra il 1710 e il 1712 quale ricovero invernale per le numerose piante in vaso di agrumi, prevalentemente aranci e limoni, collocate nei mesi estivi nell’adiacente grande parco del Palazzo Ducale; il duca Francesco Farnese ne affidò probabilmente la progettazione al noto architetto Ferdinando Galli da Bibbiena, che cercò di armonizzare l’orangerie al palazzo ed all’elegante giardino, all’epoca molto più esteso di oggi. Nella seconda metà del XVIII secolo l’Aranciaia, grazie alle vaste dimensioni, fu trasformata in galoppatoio coperto per i freddi mesi invernali. In seguito all’Unità d’Italia, tuttavia, l’edificio fu alienato ed utilizzato come magazzino. Sprofondata nei decenni seguenti in un profondo declino, nel 1974 l’Aranciaia fu parzialmente recuperata dalla Pro Loco di Colorno, che ne adibì una porzione del piano terreno a sede del Museo Etnografico, dell’Ingegno popolare e della Tecnologia preindustriale, della Stampa e del Cinematografo. Nel 2009 furono avviati i primi lavori di ristrutturazione, che inizialmente interessarono solo tre delle quattro facciate ed il tetto; il recupero completo della struttura fu completato solo nel 2014, con la trasformazione dell’intero primo piano in sede del nuovo Museo dei paesaggi di terra e di fiume (MUPAC), che raccoglie l’eredità del precedente allestimento.

Torre delle Acque
Il primo manufatto idraulico in corrispondenza della confluenza fra i canali Galasso e Lorno e il torrente Parma fu costruito intorno alla metà del XV secolo, probabilmente ad opera dell’ingegnere bolognese Aristotele Fioravanti. La zona costituiva già all’epoca un luogo strategico dal punto di vista idraulico, tanto che nei secoli successivi vi furono innalzati anche altri edifici legati allo sfruttamento dell’acqua: le cinquecentesche Case dei Pescatori, l’ottocentesco Mulino della Corona e la novecentesca Fabbrica dell’Ossigeno. Agli inizi del XVIII secolo lo sviluppo del grande parco del vicino Palazzo Ducale richiese la realizzazione di un nuovo impianto di sollevamento delle acque, che fosse in grado di alimentare le numerose fontane che arricchivano il giardino, tra cui quelle del Trianon e di Proserpina; il duca Francesco Farnese per questo incaricò della progettazione della torre l’ingegnere Jean Baillieul, che già stava lavorando alle opere idrauliche del parco. Con l’estinzione della dinastia dei Farnese nel 1731, tuttavia, il manufatto perse la sua originaria funzione di raccolta e convogliamento delle acque e cadde in disuso; fu quindi trasformato in edificio residenziale e nel XIX secolo furono addossati alle facciate sud-ovest e sud-est due nuovi corpi, contenenti rispettivamente un torchio da olio ed un pollaio, nelle condizioni odierne quasi completamente distrutto. Oggi la torre si presenta in stato di abbandono, ma un accordo firmato nel 2015 fra la famiglia Guiducci, proprietaria dell’edificio, e l’associazione Agrithermae ne prevede la risistemazione e messa in sicurezza, con lo scopo di realizzarvi un impianto per la produzione di energia idroelettrica; un progetto ulteriore sviluppato in collaborazione dell’Università degli Studi di Parma contempla anche la trasformazione degli spazi interni in sede di un museo delle acque.

Venaria Reale
Nel 1751 il duca Filippo di Borbone incaricò l’architetto di Corte Jean Marie Bigaud di costruire nei pressi del monumentale Palazzo Ducale un casino sviluppato su due livelli, che potesse ospitare, oltre agli inservienti, i cani e le attrezzature per la caccia, sua grande passione. I lavori iniziarono nel 1753, ma presto subentrò il nuovo architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot, che apportò significative modifiche al progetto, adeguandolo ai nuovi gusti neoclassici; ne nacque nel 1755 un complesso di sette edifici distinti, disposti simmetricamente e scenograficamente al termine di un lungo viale alberato tracciato in asse con il ponte sul torrente Parma. Agli inizi del XIX secolo le due vasche d’acqua originariamente poste ai lati del viale, a sud del corpo principale, furono sostituite con porticati. Alienata in seguito all’Unità d’Italia, la Venaria Reale pervenne all’AUSL di Parma, che intorno al 1970 ne destinò il corpo principale a sede dell’Assistenza Pubblica di Colorno, mentre le palazzine adiacenti caddero in profondo declino ed alcune di esse furono irrimediabilmente perdute. Nel 2012 una convenzione fra l’AUSL ed il Comune di Colorno stabilì la concessione in comodato gratuito del complesso al Comune per tre anni e la successiva cessione come oneri compensativi di urbanizzazione sia della Venaria sia dell’ex ospedale psichiatrico, situato all’interno dell’antico convento domenicano adiacente alla Cappella Ducale di San Liborio e alla Reggia. Iniziarono allora i primi interventi volti al recupero degli spazi interni del corpo principale del complesso, che divenne sede del Circolo Maria Luigia al livello terreno e di camere per gli studenti della Scuola Internazionale di Cucina (ALMA) al primo piano.

Grancia benedettina di Sanguigna
Un primo edificio a corte, viene menzionato assieme alla vicina chiesa di San Salvatore in una bolla di papa Lucio II del 17 marzo 1144 come Ecclesiam S. Salvatoris de Sanguineo cum castro et curte. Le forme odierne della grancia risalgono al periodo tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. La grancia come la chiesa di San Salvatore appartennero all’abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma fino al 1810 quando, con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone, fu alienata divenendo di proprietà privata. Si trattava di un’azienda agricola, dipendente dal monastero, che aveva una propria gestione autonoma. La tenuta appartenente al complesso ammontava a 786 biolche di terreno suddivise in sette poderi: San Benedetto, San Bertoldo, San Raimondo, Santa Chiara. San Romualdo, San Bertulfo e Sant’Anselmo; ognuno dei quali dotato di abitazioni, stalle e caseificio.

  • Architetture religiose

Cappella Ducale di San Liborio
Nell’area occupata dalla chiesa attuale, nel 1722 il duca di Parma Francesco Farnese fece costruire un piccolo oratorio dedicato a san Liborio, che nel 1775 fu demolito per volere del duca Ferdinando di Borbone, allo scopo di sostituirlo con un nuovo luogo di culto di dimensioni molto più ampie, degne dell’adiacente reggia monumentale. Già intorno alla metà del XVIII secolo l’architetto Ennemond Alexandre Petitot aveva redatto un progetto per una nuova cappella, ma i lavori non erano mai stati avviati; il nuovo architetto Pietro Cugini, che ricevette l’incarico dal Duca, si ispirò proprio ai disegni del suo maestro, innalzando un grandioso edificio i cui lavori furono completati nel 1777, con la solenne consacrazione. Sempre nel 1777, dal piccolo oratorio furono anche traslati i resti del generale lorenese Léopold-Marc de Ligniville morto durante l’attacco di Colorno del 1 giugno 1734. Nel 1788, tuttavia, il duca Ferdinando decise di modificare l’orientamento della chiesa, all’epoca aperta verso il Palazzo Ducale, affidando il progetto all’architetto Donnino Ferrari; furono quindi invertite la facciata e l’abside, con l’edificazione delle strutture ancora oggi visibili, completate nel 1791. Nel 2010 furono avviati importanti interventi di restauro, che interessarono la facciata, il piazzale antistante, il campanile ed i prospetti degli edifici adiacenti e si conclusero l’anno seguente. Tuttavia, le scosse di terremoto del 27 gennaio del 2012 danneggiarono gravemente il grande complesso della reggia, tra cui la stessa Cappella Ducale, che per questo fu nuovamente sottoposta a lavori di restauro e soprattutto di consolidamento, che riguardarono le volte della navata, la torre campanaria, il timpano e le sculture della facciata; la riapertura dell’edificio avvenne solo nel luglio del 2013.

Duomo di Santa Margherita
L’edificio fu costruito in stile tardo-gotico tra il 1512 e il 1525, su ispirazione della ben più grande chiesa di San Francesco del Prato di Parma; in origine si sviluppava su tre navate coperte da un soffitto ligneo, suddivise da un alto colonnato corinzio e prive di cappelle laterali. Il campanile sul retro fu innalzato nel 1573. Nel 1582 la chiesa divenne sede parrocchiale, al posto della vicina chiesa di Santo Stefano, di dimensioni ben più contenute. Nel 1637 l’edificio fu saccheggiato dalle truppe spagnole, ostili al duca Odoardo I Farnese. In seguito, per adeguare gli interni alla moda dell’epoca, gli interni dipinti con affreschi cinquecenteschi furono completamente imbiancati in occasione della visita del duca Ranuccio II Farnese del 1662. Tra il 1660 e il 1666 fu innalzata sul lato destro la grande cappella del Santissimo Sacramento, su progetto dell’architetto Giovanni Battista Magnani. Nel 1734 la chiesa fu nuovamente occupata e saccheggiata durante la battaglia di Colorno, che contrappose gli austriaci ai francesi e sardi. Nel 1737 fu innalzata la grande cappella di sant’Antonio, sul lato sinistro. Tra il 1777 e il 1778 furono compiute altre modifiche degli interni, che interessarono la zona absidale. Gli interventi più significativi furono però attuati solo a partire dal 1834, quando, su progetto dell’architetto Giuseppe Tebaldi, coadiuvato dal più noto Nicola Bettoli, furono innalzate le otto cappelle laterali minori, furono sostituite le colonne con massicci pilastri, furono realizzate le volte di copertura e fu sostituito l’antico pavimento in cotto; i lavori, che modificarono nell’attuale veste neoclassica gli interni dell’edificio, furono completati nel 1844. Il 27 gennaio del 2012 alcune violente scosse di terremoto danneggiarono vari monumenti di Colorno, tra cui anche il duomo, che rimase chiuso per gli indispensabili lavori di consolidamento fino agli inizi del 2015.

Chiesa di Santo Stefano
L’originaria chiesa, edificata in epoca remota, costituì la prima sede parrocchiale di Colorno, fino al 1582, quando assunse tale destinazione il duomo di Santa Margherita. L’edificio nei secoli seguenti fu gestito, unitamente all’annesso convento, dai frati domenicani, che, affidatari anche del monastero adiacente alla Cappella Ducale di San Liborio, lo mantennero fino alla soppressione degli ordini decretata dal primo ministro ducale Guillaume du Tillot nel 1769. Nel 1781 l’edificio fu profondamente modificato per volere del duca Ferdinando di Borbone, che ne affidò la progettazione all’architetto Raffaele Cugini, allievo del Petitot. L’attiguo convento, che nel 1794 avrebbe dovuto ospitare l’ospedale di San Mauro Abate, fu invece concesso dal Duca nel 1798 ai gesuiti, che sotto la guida di Giuseppe Pignatelli intrapresero proprio da Colorno la nuova diffusione dell’ordine in Italia, prima della definitiva soppressione napoleonica. In seguito l’edificio fu chiuso e destinato a lungo a deposito, prima di diventare sede di un centro di accoglienza per ragazzi convenzionato con il Comune. La chiesa restaurata, appartenente alla fondazione Minima Domus, fu successivamente adibita a sala espositiva. Tuttavia, il terremoto del 27 gennaio del 2012 provocò seri danni all’edificio, che fu dichiarato inagibile e chiuso in attesa di restauri.

Chiesa della SS. Annunziata (Vedole)
1568 – 1621 (costruzione intero bene) Eretto dalla contessa Anna Sanseverino, venne ceduto alla cura pastorale dei frati Domenicani e da questi rinunciato, in favore della comunità di Colorno, nel 1621. La costruzione stata ultimata nel 1720. Originale la forma secondo lo stile barocco-bavarese, con la doppia volta della cupola, le due torrette che si innalzano oltre la facciata, la copertura policroma in ceramica oggi riportata all’originario splendore in seguito ad un accurato restauro conservativo. All’interno presenta affreschi e quadri ottocenteschi, alcuni originali altri copie, e un organo del Cavalletti del 1775.

Oratorio e Casino di Copermio
Costruito tra il 1771 ed il 1772 a cura di Pietro Cugini, allievo del Petitot, per volonta del duca Ferdinando di Borbone. La facciata in stile neoclassico ed il suo interno presenta affreschi del Bresciani. L’oratorio formato da un blocco principale a croce latina sulla quale si innestano cappelle laterali, cupola ed abside. Nel Casino della Riserva, al piano terra si apre un androne centrale, decorato con affreschi e con pavimenti in mosaico.

Chiesa di Santa Maria Annunziata (Mezzano Rondani)
Il paese di Mezzano Rondani era originariamente ubicato sulla sponda sinistra del Po. Era dotato di una propria chiesa che andò perduta alla fine del XIV secolo in seguito allo spostamento verso nord del fiume e al conseguente distacco dalla riva lombarda. Giliolo Rondani, appartenente all’omonima famiglia di nobili possidenti del paese fondò la nuova chiesa di Santa Maria e San Giovanni Battista in località Zappona. Alla sua morte le donò in beneficio diversi terreni nei pressi del paese, nel casalasco e nelle vicinanze di Parma. Il 4 giugno 1395 essa venne eretta in parrocchia. Viene menzionata in documenti del 1494 come Ecclesia S. Marie de Mezano Rondanorum. Nel catalogo dei benefici del 1520 figura sotto la giurisdizione della pieve di Colorno e sotto il patronato della famiglia Rondani. Nel settembre 1572 vi venne trasferito un chiericato dalla chiesa di Copermio. Le inondazioni de 1705 e del 1733 danneggiarono gravemente la chiesa, in sua sostituzione venne realizzato l’attuale edificio nel 1745 come attestato dalla lapide presente sopra l’ingresso. Nel 1764 la nuova chiesa ottenne il titolo di Arcipretura.Chiesa di San Pietro (Copermio)
Sul luogo in cui oggi sorge la chiesa, già nel 1230 esisteva una preesistente cappella alle dipendenze di Colorno. L’edificazione di una prima chiesa al posto della cappella avvenne probabilmente nel XVI secolo. Un documento dell’800 attesta la consacrazione della chiesa al 19 maggio 1525 da parte di Monsignor Pompeo Musacchi. Non è chiaro se inizialmente la volumetria e la disposizione degli ambienti interni fossero diversi, ma già nel 1578-79, in occasione della visita apostolica del vescovo Giovanni Battista Castelli, la chiesa risultava divisa in tre navate. Nella struttura attuale le campate della navata a nord risultano più lunghe di quelle della navata a sud. Questo fa ipotizzare che l’ampliamento per trasformare l’originaria cappella in chiesa abbia ampliato la costruzione verso sud, mantenendo parte dei muri perimetrali dell’edificio originario. La vicinanza dell’argine della Parma avrebbe impedito di realizzare la navata a sud con la stessa ampiezza della navata a nord. Altra anomalia è la sezione più ridotta delle pareti della navata a nord rispetto a quelli del lato sud. Il probabile reimpiego dei muri della cappella fece sì che questi mantenessero le dimensioni originarie, mentre quelli della fiancata a sud vennero realizzati all’epoca dell’ampliamento, pertanto furono realizzati con una sezione maggiore, adatta a sostenere meglio il peso del nuovo edificio. Al momento della visita di Castelli, la navata centrale era sostenuta da sei colonne, il presbiterio non era sopraelevato e dalle navate era visibile la copertura lignea. La zona dell’abside e del presbiterio avevano invece già una copertura in muratura. La chiesa venne ricostruita nel 1685. Documenti del 1691 attestano che in occasione della ricostruzione vennero apportare delle modifiche all’edificio. In essi però non viene ancora citato il campanile, sarà solo a partire dal 1808 che inizierà ad essere nominato nelle relazioni redatte in occasione delle visite pastorali. Da un documento del 1808 risulta che esso fosse dotato di tre campane benedette dall’abate di San Martino. Da un’altra relazione dello stesso anno si deduce che la struttura fosse però già presente da tempo. Nel 1868 la chiesa subì un’ inondazione del Po subendo diversi danni. Nel 1904, nel 1930 e nel 1937 vennero effettuati lavori di restauro, riguardanti la copertura e le opere murarie. Il 23 dicembre 2008 la chiesa fu danneggiata dal terremoto che colpì le province di Parma, Reggio Emilia e Modena e venne dichiarata inagibile. Ulteriori danni si verificarono col sisma del gennaio 2012 La sostituzione della copertura lignea con una in cemento armato avvenuta negli anni ’80 del XX secolo aveva appesantito la struttura, questo fece sì che col terremoto si formassero diverse lesioni nell’edificio. Rimasta in attesa di interventi per alcuni anni, i lavori di consolidamento della chiesa sono terminati nel giugno 2017, nel luglio dello stesso anno è stata riaperta al pubblico.

Chiesa di San Salvatore (Sanguigna)
Una prima chiesa, è già menzionata in una bolla di papa Lucio II del 17 marzo 1144 come Ecclesiam S. Salvatoris de Sanguineo cum castro et curte. Le forme odierne dell’edificio risalgono al periodo tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500, alla stessa epoca risale anche la vicina grancia. La sezione superiore del campanile venne realizzata in un’epoca più tarda. Nel XVII secolo la facciata fu modificata e vi venne realizzata la cornice a toro. Nel 1906 fu restaurato l’abside e venne realizzato l’attuale pavimento. Tra il 1956 e il 1962 furono ritrovati sotto il preesistente intonaco e restaurati gli affreschi quattrocenteschi e fu demolita la volta. La chiesa appartenne fino al 1810 all’abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma. In occasione del restauro avvenuto tra il 1956 e il 1962 venne demolita la volta dell’aula e vennero rese visibili le capriate lignee, nella stessa occasione furono scoperti gli affreschi attribuiti a Jacopo Loschi.

Curiosità
Il 5 marzo 2008 è nata la Confraternita del Tortél Dóls di Colorno che ha come scopo quello di mantenere viva nelle nuove generazioni la tradizione culturale-gastronomica delle zone tipiche della bassa parmense ed in particolare dei Tortéj Dóls (tortelli dolci), tipico primo piatto della bassa parmense dal ripieno agrodolce la cui ricetta è stata tramandata fin dai tempi della Duchessa Maria Luigia d’Austria.