Un po’ di storia

Il contesto storico e la scelta del sito

Alessandro Farnese, che in gioventù aveva avuto modo di apprendere dal padre Ottavio l’arte della guerra e dal commissario alla guerra e all’artiglieria del ducato Francesco De Marchi (15041576) i segreti delle fortificazioni, decise nel 1589 di realizzarne una a Parma per quanto egli fosse convinto che «la fedeltà di una città si otteneva non costruendo cittadelle, ma abbattendole». Fu il duca stesso a tracciare lo schema della fortezza, che per progettarla trasse ispirazione da quella realizzata da Francesco Paciotto ad Anversa. Sulla volontà di far seguire alla lettera i suoi progetti il duca fu irremovibile, tanto da impedire al figlio Ranuccio di intervenire sulla realizzazione. La Cittadella assurse così a simbolo del rinnovamento di Parma, superando in prestigio il Parco Ducale voluto da Ottavio Farnese proprio per dare maggiore dignità rispetto alle altre città, inclusa Piacenza.

Tuttavia, alla morte di Papa Paolo III, lo Stato Pontificio abbandonò l’atteggiamento favorevole alla realizzazione della Cittadella. Il duca decise comunque di procedere nella realizzazione, anche alla luce della tensione con gli Stati confinanti e per resistere a eventuali invasioni. Ciononostante, la Cittadella non fu mai utilizzata per scopi difensivi e fu ben presto convertita in prigione, facendo diffondere l’idea che il duca l’avesse concepita come strumento repressivo.

Per scegliere il luogo in cui realizzare la fortezza furono studiate la conformazione del suolo, cercando un terreno che potesse fornire materiali per costruirla, e la disposizione dei corsi d’acqua circostanti, in modo da facilitare il funzionamento dei fossati. La scelta ricadde così sulla parte meridionale della città, fra Porta Nuova e il baluardo della Stradella.

La fortezza di Anversa fu riprodotta in scala, con una dimensione inferiore dovuta a motivi legati probabilmente alle risorse finanziarie limitate o alla posizione. La fortezza fu così addossata alle mura, facendo partire i lavori a ridosso del perimetro rinascimentale della città. Per seguire il progetto, tuttavia, i baluardi della Stradella e di Porta Nuova furono abbattuti. Quest’ultimo, fatto realizzare da Ottavio Farnese nel 1573, fu ricostruito lungo il perimetro delle nuove mura.

  • IL LUNGO DIBATTITO SULLA FORMA DELLA FORTEZZA

La scelta della forma pentagonale adottata per la cittadella di Parma affonda le proprie radici nel lungo dibattito che ha avuto luogo nel corso del XV e del XVI secolo su quale fosse il giusto numero di bastioni da dare alla struttura per una migliore difendibilità a scopo strategico. Il mantenimento di una forma radiocentrica, coerente con la concezione rinascimentale della città e il perseguimento di caratteri di estrema funzionalità del complesso furono le due principali cause che portarono alla scelta della forma pentagonale per la realizzazione delle cittadelle. Lo studio delle fortificazioni, in cui ogni singolo elemento tecnico-geometrico viene dosato accuratamente per poter ottenere la forma e la dimensione più idonea, vede il mantenimento di una centralità fisica quale elemento necessario per poter conciliare e plasmare la forma della fortezza con le caratteristiche del territorio circostante. A tal proposito la scelta della forma a cinque lati, allungata, piuttosto che di una equilatera. Nella seconda metà del secolo, dopo varie realizzazioni, verrà scelta la forma pentagonale, come ad esempio il Forte da Basso di Firenze (1533) e la Cittadella Farnesiana di Piacenza (1547), progettate da Antonio da Sangallo il Giovane.  La caratteristica di Sangallo, riscontrabile nel palazzo-fortezza di Caprarola, sta nell’aver saputo coniugare estetica e funzionalità, l’architettura civile con quella militare. Col passare del tempo è possibile notare il miglioramento dell’urbanistica militare del Cinquecento come dimostra anche la cinta esterna di Castel Sant’Angelo, progettata da Francesco Laparelli e iniziata nel 1562. Inoltre, nonostante si noti la ricerca di precise geometrie, è possibile osservare il desiderio di abbandonare una certa chiusura formale a favore di una disponibilità figurativa verso la struttura medievale e lo studio della struttura urbana contraddistinta dalla presenza del fiume.

  • LE PORTE

La cittadella storicamente presentava due soli ingressi, collocati l’uno nella parte settentrionale del complesso, rivolto verso la città, l’altro in quella meridionale, rivolto verso quella che allora era la campagna. L’accesso verso la città era coronato da una porta di carattere monumentale, quello verso l’esterno era invece denominato “Porta del Soccorso”. Coerentemente con quanto riportato da un atto notarile del 1596, il disegno della porta principale sarebbe stato ideato da Simone Moschino, in linea coi criteri di realizzazione degli accessi monumentali alle città o alle cittadelle nel XVI secolo. La porta si presenta oggi senza che il suo aspetto originario sia stato sostanzialmente intaccato, ad eccezione della parte superiore, in mattoni, unica modifica apportata nel corso del tempo. I tempi di realizzazione di questa porta furono piuttosto lunghi: al termine di questi risultò suddivisa in tre campate comunicanti attraverso una serie di stanze destinate alle unità di guardia e di controllo; al piano superiore era invece collocata l’abitazione del castellano, distanziata dalla facciata per mezzo di un corridoio che conduceva alle postazioni di osservazione. Il progetto originario prevedeva anche l’installazione di quattro cannoniere, mai realmente integrate nella struttura. La “Porta del Soccorso” al contrario ha subito una sostanziale ricostruzione all’indomani della Seconda guerra mondiale, risultando pertanto molto più semplice ed approssimativa se confrontata a quella presente nel progetto originale, che la vedevano arricchita da disegni più rifiniti e complessi, con modanature in granito e i due cannoni monumentali posti lateralmente all’accesso.

  • LAVORI E IMPLEMENTAZIONI

I lavori per la costruzione della cittadella cominciarono nel 1591, sotto la supervisione dell’ingegnere ducale Giovanni Antonio Stirpio de’ Brunelli. Il principe Ranuccio si occupò invece personalmente dell’aspetto finanziario, mentre il conte Cosimo Tagliaferri, “dottor di leggi”, attese alla parte amministrativa. Poiché tuttavia il duca Alessandro si trovava nelle Fiandre all’epoca della costruzione, non si è certi che Ranuccio abbia seguito fedelmente o meno le direttive lasciategli dal padre. Alcuni documenti attestano invece le difficoltà legate ad alcuni problemi che insorsero durante la realizzazione della cittadella, che protrassero oltre le previsioni i tempi di realizzazione; Innanzitutto già all’inizio dei lavori emerse un sostanziale disaccordo tra il Brunelli e i funzionari ducali, che imponevano restrizioni relative i tempi di costruzione.  inoltre le intromissioni degli amministratori di Alessandro Farnese causarono diversi problemi anche per quanto concerneva la sfera tecnica: ciò portò ad una lunga serie di accuse reciproche fra i responsabili del progetto, come attestato nelle due lettere inviate dal segretario ducale Pico al duca Alessandro nelle quali, oltre ad esprimere con forza l’intenzione di voler munire la fortezza di guardie e artiglieria, viene fondamentalmente accusato il Brunelli.

Cercando a ogni costo di portare a termine i lavori, egli non esitò a prendere decisioni discordanti rispetto alla volontà della comunità cittadina e, talvolta, dello stesso Alessandro. I disguidi tra Brunelli e gli amministratori crebbero col passare del tempo, al punto che divenne pratica ricorrente, per screditare l’avversario, lasciargli compiere volutamente errori di progettazione. In questo clima, finì che nel 1592 Brunelli fosse rimandato nelle Fiandre su espresso ordine del duca, che nominò al suo posto Bresciani, affiancato da Smeraldo Smeraldi, stabilizzando così la situazione.

A Smeraldo Smeraldi si devono molti disegni della fortezza. Lo stesso Stirpio attinse alla sua competenza fornendo con particolare impegno soluzioni a diversi problemi. Tra i disegni più importanti di Smeraldi vi sono: la pianta della fortezza (che comprende le misure di alcuni suoi elementi), il rilievo del profilo della Cittadella e delle mura cittadine e la sezione dei fossati e degli spalti.

Fin dal principio la costruzione della Cittadella richiese un ingente sforzo finanziario, attirando inevitabilmente diversi interessi su tutta la zona. Alessandro intendeva affidare al suo casato l’onere economico della costruzione della fortezza; inoltre la realizzazione di un progetto così ambizioso dava al contempo lavoro a molti cittadini, e ciò contribuì involontariamente anche a limitare le rivolte che sorgevano nei periodi di maggiore carestia. Diverse furono comunque le frodi verificatesi nel corso dei lavori, riguardanti molto spesso la qualità dei materiali, talvolta davvero pessima, o la manodopera, con lavori approssimativi o addirittura non eseguiti. Tali eventi ricaddero sotto forma di accusa sia sullo Stirpio che sullo Smeraldi. Nei secoli la Cittadella subì diverse trasformazioni. Le prime furono disposte dai duchi Odoardo e Ranuccio II Farnese, che decisero il restauro delle mura e il potenziamento degli arsenali, oltre ad aumentare gli armamenti a sua difesa. I loro successori Francesco e Antonio si limitarono invece a perfezionare il sistema difensivo e quello di controllo interno, senza però intervenire massicciamente. Il perfezionamento, però, si rivelò vano: dopo la morte di Antonio la Cittadella fu espugnata da diverse potenze straniere, e durante questo periodo sui bastioni vennero installate guardiole piombate, furono organizzati corpi di guardia sotterranei pronti a contrattaccare il nemico da dieci sortite, furono realizzate le strutture per ospitare i militari e fu costruita una casa per il sacerdote. All’interno della Cittadella vennero inoltre realizzati magazzini da utilizzare in caso di assedio e prigioni. Nell’appartamento del castellano, accanto all’ingresso, furono installati i corpi di guardia dotati di cinque batterie di cannoni.

Nel 1747 fu invece una perizia dell’ingegner Borelli a sollevare la necessità di interventi sui baluardi e sulle cortine: difetti di conservazione furono rilevati nelle facce dei Bastioni di San Francesco, Sant’Alessandro, Santa Maria e San Giovanni e nella cortina fra questi ultimi due. Lo studioso Emilio Casa, che parla delle condizioni della Cittadella dal 1734 al ducato di Carlo III, descrive inoltre un edificio, probabilmente di culto: la sua esistenza è confermata anche dalle mappe più antiche della Cittadella.

Nel XIX secolo alcuni bastioni crollarono e furono ricostruiti, cogliendo l’occasione per alzare le mura e renderle meno facilmente espugnabili. Fra il 1842 e il 1859, inoltre, nella fortezza furono realizzate due caserme e un magazzino riservato all’artiglieria e ai materiali da traino, trasformando di fatto la Cittadella da struttura difensiva in caserma, funzione alla quale era in realtà stata destinata stabilmente a partire dal trattato di Aquisgrana del 1748, fatta eccezione per la parentesi napoleonica (18021814) e la prima parte del secondo dominio asburgico sul Ducato. Durante il governo di Maria Luigia e Adam Neipperg la fortezza ospitò un reggimento di fanteria e le sue parate.

A partire dal 1818, inoltre, la Cittadella diventò sede del Collegio Militare, che fu successivamente ribattezzato Scuola Militare e trasferito. Successivamente la fortezza subì rilevanti modifiche: Charles-René de Bombelles vi fece realizzare una caserma più alta delle mura e Carlo III fece costruire un ponte levatoio e alcune trincee, che – unite al continuo transito di pezzi d’artiglieria e unità militari – le valsero il nuovo nome disposto da Carlo III, “Piazza di guerra”. Le ultime modifiche risalgono infine al secondo dopoguerra: prima furono demolite le caserme e poi, per effetto dell’espansione della città, è stato ridotto il fossato.